Tutti la conoscono come Bruna, ma non è un caso se il suo nome è Angela: lei e gli altri volontari del Coordinamento Ecclesiale Diocesano di Reggio Calabria sono stati ribattezzati da tempo “gli angeli dell’accoglienza”.

Nata l’11 aprile 1952, la responsabile della promozione umana della Caritas ha sempre messo gli altri davanti a sé. Quando il porto di Reggio ha iniziato a “scaricare” carichi di migranti, calcolati come numeri, ha messo in moto il Coordinamento Emergenza Migranti (aprile 2013) e dato il via ad una catena di solidarietà che dall’inizio degli sbarchi ha garantito una prima accoglienza ai profughi, “fratelli e non numeri”. Lei ed i tanti volontari che ha motivato nel tempo indossano solo una pettorina blu, un cappellino e nessuna mascherina. Perché “creare barriere non ha senso”. E perché il sorriso è importante per accogliere le centinaia di migranti che quasi ogni giorno sbarcano nello Stretto.

“Non è niente di eccezionale: sfamare chi ha fame, dissetare chi ha sete, vestire chi è nudo. Accogliamo i nostri fratelli, ben felici di aver creato una rete”. Oggi c’è anche la casa di Lena, che continua ad accompagnare ed aiutare chi ha bisogno.

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